Pensioni, quanto incide la revisione dei coefficienti di trasformazione

Sono stati recentemente aggiornati i coefficienti di trasformazione per il calcolo della quota contributiva della pensione per il biennio 2021-2022: cosa sono e quanto incideranno sull’importo della rendita pensionistica

Michaela Camilleri

Lo scorso giugno sono stati aggiornati i coefficienti di trasformazione dei montanti contributivi per i lavoratori che andranno in pensione dall'1 gennaio 2021. È stato pubblicato, infatti, sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto 1 giugno 2020 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, che rivede in senso più sfavorevole i coefficienti che determinano la quota contributiva della pensione per il biennio 2021-2022. 

 

Cosa sono i coefficienti di trasformazione 

Secondo il sistema di calcolo contributivo, introdotto con la Legge Dini n. 335/1995, l’importo della pensione annua si ottiene moltiplicando il montante contributivo, ossia la somma rivalutata dei versamenti effettuati durante la vita lavorativa, per un coefficiente di trasformazione, che cresce con l’aumentare dell’età, premiando di fatto quanti vanno in pensione più tardi. 

I coefficienti di trasformazione variano in base all’età anagrafica del lavoratore alla data di raggiungimento dei requisiti pensionistici, dai 57 ai 71 anni: maggiore è l’età del pensionando, maggiore sarà quindi anche il valore del coefficiente. Al di sotto dei 57 anni, viene comunque applicato il coefficiente previsto per questa fascia anagrafica. I coefficienti sono revisionati automaticamente, a partire dal 2019, ogni 2 anni anziché ogni 3 come inizialmente previso dalla riforma Monti-Fornero (la riforma Dini prevedeva una revisione decennale), sulla base dell’andamento dell’aspettativa di vita per far fronte alle dinamiche demografiche. I coefficienti di trasformazione rappresentano, così, un importante stabilizzatore del sistema pensionistico italiano. 

Come anticipato, tali coefficienti si applicano alla quota contributiva della pensione (la cosiddetta quota C) e quindi la revisione riguarda: coloro ai quali si applica interamente il metodo di calcolo contributivo, dunque sprovvisti di anzianità al 31 dicembre 1995; chi esercita l'opzione di calcolo per il sistema contributivo; chi aveva meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995 e, pertanto, si vede applicato il metodo di calcolo misto; chi aveva almeno 18 anni di contribuzione al 31 dicembre 1995, per la quota di anzianità accreditata dopo il 31 dicembre 2011.

 

I nuovi valori e quanto incidono sull'importo della pensione

Si tratta del quinto aggiornamento dall'introduzione del sistema contributivo e avrà effetto sugli assegni di quei lavoratori la cui decorrenza della pensione è compresa tra l'1 gennaio 2021 e il 31 dicembre 2022. La diminuzione questa volta è meno intensa della precedente a causa del progressivo rallentamento della speranza di vita calcolata dall’Istat: i nuovi coefficienti fanno registrare una riduzione compresa tra lo 0,33% e lo 0,72% rispetto ai valori previsti nel biennio 2019-2020 in corrispondenza della medesima età. 

Tabella 1 – I coefficienti di trasformazione del montante contributivo in rendita pensionistica (valori %)
Tabella 1 – I coefficienti di trasformazione del montante contributivo in rendita pensionistica (valori %)
Fonte: elaborazioni a cura del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali

Per fare un esempio pratico, supponendo che un lavoratore abbia maturato (attraverso il versamento dei contributi e la rivalutazione annuale del montante accumulato alla media quinquennale del PIL) un montante contributivo pari a 300.000 euro e decida di andare in pensione all'età di 64 anni nel 2021, per calcolare la rata di pensione lorda annua spettante basterà semplicemente moltiplicare l'importo del montante finale per il coefficiente in tabella relativo al 2021 e ai 64 anni di età anagrafica: 300.000 € x 5,060% = 15.180 euro lordi l'anno. Con i valori in vigore fino alla fine di quest’anno, lo stesso montante vale 15.249 euro annui lordi, 69 euro in più. All’età di 67 anni, un montante di 300mila euro fino al 31 dicembre 2020 corrisponde a 16.812 euro, in quanto si applica un coefficiente più elevato all’aumentare dell’età di accesso alla pensione, ma a partire dal 2021 il medesimo importo vale 87 euro in meno.

Michaela Camilleri, Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali 

12/10/2020

 
 

Ti potrebbe interessare anche