Pensioni, via libera all’Ape

Ape, pubblicati i decreti di attuazione: dalle modalità di presentazione della domanda ai benefici per i lavoratori precoci, il punto sulle informazioni necessarie a quanti desiderano anticipare il pensionamento

Domenico Comegna

Semaforo verde per l’anticipo pensionistico agevolato (Ape sociale). Per ottenerlo bisognerà andare all’Inps per la relativa richiesta. E conviene farlo presto, per non rischiare di restare a bocca asciutta. Due le domande: la prima per avere il riconoscimento del diritto all'anticipo; la seconda, in caso di positivo riscontro alla prima, per ottenere la liquidazione vera e propria dell'Ape. Entrambe le domande vanno presentate agli uffici Inps e sulla prima sarà rilasciata apposita «ricevuta con annotazione di data e ora di ricezione». Indicazioni che serviranno ai fini dell'accesso al beneficio in caso d'insufficienza di risorse. In questi casi infatti, l'Inps stilerà una graduatoria di ammissione in base all'età dei richiedenti e alla data di presentazione della prima domanda. A stabilirlo, tra l'altro, è il primo dei due decreti del Presidente del Consiglio (Dpcm n.88) ) di attuazione della legge di Bilancio 2017. Il secondo Dpcm (n.87) consente, mediante la riduzione del requisito contributivo, l'anticipazione a regime della pensione per i lavoratori precoci, ovvero coloro che hanno iniziato a lavorare prima dei 19 anni e siano disoccupati, invalidi, impegnati in attività usuranti o gravose oppure beneficiari dei permessi della legge 104 del 1992. Entrambi i provvedimenti sono stati pubblicati  sulla Gazzetta Ufficiale del 16 giugno (Dpcm n 87 e 88) ed entrano in vigore il 17.

L’Ape sociale - L'Ape sociale o agevolata, è un progetto sperimentale (durerà sino alla fine del 2018) che consente il prepensionamento a chi ha compiuto i 63 anni di età. Da notare che il Dpcm, contrariamente a quanto in un primo tempo  affermato dall'Inps  non prevede la circostanza che il beneficiario debba trovarsi a non più di 3 anni e sette mesi dalla pensione di vecchiaia, una condizione non prevista dalla legge di bilancio che avrebbe finito per penalizzare i nati tra il 1954 ed il 1955.  Due quindi le condizioni stabilite: far valere un minimo di 30 anni di contributi  (36 per i lavori gravosi) e maturare un trattamento almeno pari a 703 euro (1,4 volte la pensione minima). A differenza dell'Ape cosiddetta volontaria, che prevede un vero e proprio prestito bancario (gravato peraltro da un premio assicurativo), che dovrà essere restituito nell’arco di 20 anni,  la versione  sociale rappresenta in pratica un sussidio di accompagnamento alla pensione  (interamente a carico dello Stato) pari all’importo della pensione calcolata al momento dell’accesso alla prestazione e  pagato per 12 mensilità. Non è soggetto a rivalutazione e non può superare, in ogni caso, l’importo mensile di 1.500 euro. L’indennizzo è riservato solo ad alcune categorie di lavoratori o ex lavoratori, più precisamente:

  • i disoccupati (involontari), che abbiano concluso integralmente la prestazione per la disoccupazione (Naspi) da almeno 3 mesi.  Lo stato di disoccupazione deve essere attribuibile a  licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale intervenuta nell’ambito della procedura di conciliazione (prevista dall’art. 7, della legge  n. 604/1966);
  • i soggetti che assistano, al momento della richiesta e da almeno 6 mesi, il coniuge (o persona  in unione civile) oppure  un parente di primo grado convivente portatore di handicap (legge n. 104/1992) in situazione di gravità (i c.d. caregivers);
  • gli invalidi civili che presentino una riduzione della capacità lavorativa, accertata dalle competenti Commissioni sanitarie, almeno  pari al 74%;

I dipendenti che, al momento dell’accesso all’Ape, svolgono da almeno 6 anni in via continuativa attività lavorative per le quali è richiesto un impegno tale da rendere particolarmente difficoltoso e rischioso il loro svolgimento in modo continuativo e siano in possesso di un'anzianità contributiva di almeno 36 anni. Le attività professionali di riferimento sono indicate nell’elenco seguente: 

• Operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici;

• Conduttori di gru, di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni;

• Conciatori di pelli e di pellicce;

• Conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante;

• Conduttori di mezzi pesanti e camion;

• Professioni sanitarie (infermieristiche/ostetriche) ospedaliere con lavoro organizzato in turni;

• Addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza;

• Professori di scuola pre-primaria;

• Facchini, addetti allo spostamento merci ed assimilati;

• Personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia;

• Operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti.

Ai fini del perfezionamento del requisito contributivo, si tiene conto di tutta la contribuzione versata o accreditata, a qualsiasi titolo (ad eccezione di quella versata presso una Cassa di liberi professionisti). Ovviamente i versamenti contributivi per periodi coincidenti si considerano una sola volta.

La domanda -  Le richieste per l'accesso all'Ape sociale con i requisiti raggiunti entro il 2017 vanno presentate entro il 15 luglio. Chi li raggiunge nel 2018, dovrà fare domanda entro il 31 marzo del prossimo anno. Nella norma si precisa che "le domande presentate oltre il 15 luglio 2017 e il 31 marzo 2018 e comunque non oltre il 30 novembre di ciascun anno, sono prese in considerazione esclusivamente se all'esito del monitoraggio residuano le necessarie risorse finanziarie" (300 milioni per il 2017 e 609 milioni di euro per il 2018). La platea stimata dal Governo è di 34 mila soggetti nel 2017 e 43 mila nel 2018.

Una cosa importante. Le condizioni per l’accesso all’Ape devono essersi realizzate già al momento della presentazione della domanda, ad eccezione del requisito anagrafico, dell’anzianità contributiva, del periodo almeno trimestrale di conclusione della prestazione per la disoccupazione, e del periodo di svolgimento dell’attività lavorativa (lavori gravosi) in via continuativa, che devono, comunque, maturare entro la fine dell’anno in corso al momento di presentazione della domanda.

Documentazione - Unitamente alla domanda di riconoscimento delle condizioni per l’accesso all’Ape agevolata, l’interessato deve produrre una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà circa la sussistenza al momento della domanda o il realizzarsi entro la fine dell’anno delle condizioni richieste. Autodichiarazione che invece non basta per quanto riguarda il licenziamento (occorre la lettera del datore di lavoro), l’assistenza al coniuge disabile (ci vuole la certificazione attestante l’handicap in situazione di gravità) lo status di invalido civile (occorre  il verbale di invalidità civile attestante un’invalidità di grado almeno pari al 74%). Per quanto riguarda i lavori gravosi, bisogna allegare una dichiarazione del datore di lavoro, redatta su un apposito modulo predisposto dall’Inps attestante i periodi di lavoro prestato alle sue dipendenze, il contratto collettivo applicato, le mansioni svolte, il livello di inquadramento attribuito, nonché l’applicazione delle voci di tariffa Inail. In esito all’esame della domanda, l’Inps comunica all’interessato, entro il 15 ottobre 2017 ed entro il 30 giugno del 2018, il riconoscimento delle condizioni, indicando la prima decorrenza utile (dipende dalle risorse).

Incompatibilità e decadenza - L’Ape sociale è compatibile con la percezione dei redditi da lavoro dipendente o subordinato nel limite di 8mila euro annui e con attività di lavoro autonomo entro 4.800 euro annui, limiti al lordo delle imposte e dei contributi previdenziali. In caso di superamento di tali limiti  l’Ape percepita nel corso dello stesso anno diviene indebita e l’Inps procede al recupero del relativo importo. Si decade dal diritto se, nel frattempo, il beneficiario raggiunge i requisiti per il pensionamento anticipato (42 anni e 10 mesi fino al 31 dicembre 2018, 41 anni e 10 mesi le donne). L’Ape non è compatibile con i trattamenti di sostegno al reddito, come l’Asdi (assegno di disoccupazione finalizzato al reinserimento lavorativo) o con l’indennizzo per la cessazione dell'attività commerciale (compenso per la “rottamazione negozi”).

Precoci - Va anzitutto precisato che si intendono “precoci” coloro che possono far valere hanno almeno 12 mesi di contribuzione (un anno), riferiti a periodi di lavoro effettivo, precedenti il compimento  del  19° anno di età.  Pertanto, se il lavoratore risulta disoccupato a seguito della cessazione del rapporto per licenziamento, e ha esaurito da almeno 3 mesi il supporto fornito dall’Inps, ossia l’indennità di disoccupazione (Naspi), da maggio in poi può ottenere la pensione con 41 anni di contribuzione, anziché aspettare i regolari 42 anni e 10 mesi; può anticipare l’uscita dal mondo del lavoro 1 anno e 10 mesi prima (solo 10 mesi prima se donna). Ai fini del perfezionamento del requisito contributivo (soggetto comunque all’adeguamento demografico, i 41 anni nel 2019 saliranno a 41 e 3/4 mesi)  si tiene conto di tutta la contribuzione versata o accreditata, a qualsiasi titolo, cumulando i periodi assicurativi non coincidenti posseduti presso le forme di assicurazione obbligatoria  dei lavoratori dipendenti, autonomi, degli iscritti alla Gestione Separata (co.co.co), nonché presso gli enti di previdenza dei liberi professionisti.

L’indennizzo è riservato solo ad alcune categorie di lavoratori precoci, precisamente:

  • i disoccupati (involontari), che abbiano concluso integralmente la prestazione per la disoccupazione (Naspi) da almeno 3 mesi. Lo stato di disoccupazione deve essere attribuibile a licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale intervenuta nell’ambito della procedura di conciliazione (prevista dall’art. 7, della legge  n.604/1966);
  • i soggetti che assistano, al momento della richiesta e da almeno 6 mesi, il coniuge (o persona  in unione civile) oppure  un parente di primo grado convivente portatore di handicap (legge n. 104/1992) in situazione di gravità (i c.d. caregivers);
  • gli invalidi civili che presentino una riduzione della capacità lavorativa, accertata dalle competenti Commissioni sanitarie, almeno  pari al 74%;
  • i dipendenti che, al momento dell’accesso al pensionamento, svolgono da almeno 6 anni in via continuativa attività lavorative per le quali è richiesto un impegno tale da rendere particolarmente difficoltoso e rischioso il loro svolgimento in modo continuativo. Le attività professionali di riferimento, le stesse previste per l’Ape sociale (si veda sopra).

Domanda e documentazione - Sia la tempistica che la documentazione da allegare alle richieste, sono le stesse di quelle stabilite per l’Ape sociale (vedi sopra). In altre parole, le domande per l'accesso all’ agevolazione riservata ai precoci, con i requisiti raggiunti entro il 2017 vanno presentate entro il 15 luglio; mentre per i requisiti i raggiunti nel 2018 si dovrà fare domanda entro il 31 marzo del prossimo anno.  Anche qui occorre fare i conti con la cassa. Viene infatti precisato che "le domande presentate oltre il 15 luglio 2017 e il 31 marzo 2018 e comunque non oltre il 30 novembre di ciascun anno, sono prese in considerazione esclusivamente se all'esito del monitoraggio residuano le necessarie risorse finanziarie" (360 milioni di euro per il 2017,  550 milioni  2018, 570  per l'anno 2019 e di 590 milioni a decorrere dall'anno  2020). 

Incumulabilità - La pensione conseguita con l'agevolazione in questione non è cumulabile con redditi da lavoro (subordinato o autonomo), per un periodo di tempo corrispondente all’anticipazione. Ad esempio, un pensionato che esce con 41 anni, non potrà lavorare per un periodo successivo alla pensione di 1 anno e 10 mesi se uomo o 10 mesi se donna. 

18/6/2017

 
 
 

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