Previdenza, l’importanza di un rendimento atteso realistico

Nonostante una scarsa propensione a rischio e diversificazione dei propri portafogli, i risparmiatori italiani hanno attese decisamente elevate quando si parla di rendimenti: cosa suggeriscono invece i dati?

Leo Campagna

Nel corso dell’ultima tavola rotonda di ConsulenTia18, tenutasi a Napoli lo scorso 10 ottobre, dal titolo “Costruzione di portafoglio. Trend attuali e nuove tendenze evolutive per gestori e consulenti” è emerso un dato piuttosto sorprendente: una recente indagine evidenzia come oltre il 60% dei risparmiatori italiani ritenga ragionevole aspettarsi un rendimento annuo dell’8% dal proprio portafoglio finanziario, senza però nessuna intenzione di aumentare l’esposizione al rischio.

I portafogli dei risparmiatori italiani sono decisamente sia poco diversificati che poco inclini al rischio: in base agli ultimi dati Bankitalia sulla composizione delle attività finanziarie degli italiani, il totale degli asset esteri (azioni, obbligazioni, strumenti monetari e valute) in portafoglio si aggira intorno al 10%, mentre il totale degli asset azionari (domestici e internazionali) non va oltre il 25%. Risulta del tutto evidente che, se questa è grosso modo la media dei portafogli, ipotizzare un rendimento dell’8% all’anno per i prossimi anni è quantomeno irrealistico.

Ecco perché è bene restare con i piedi ben piantati a terra, soprattutto quando si progetta la propria pensione integrativa. A questo proposito, si può prendere spunto dai dati delle performance dei PIP censiti nel database di Itinerari Previdenziali aggiornate con i nav del 30 settembre 2018. Ebbene, il rendimento medio nel mese di settembre delle unit linked legate ai PIP risulta pari al -0,1%, mentre quello medio da inizio 2018 si attesta al -0,8%. Sulla distanza dei 5 anni, invece, la performance media si posiziona al +18,5% (ovvero al +3,4% annuo composto), mentre nei 10 anni (dal settembre 2008 al settembre 2018) si colloca al +38,0% (cioè al +3,3% annuo). Con le linee azionarie, che però hanno un profilo di rischio ben superiore alla media, il rendimento a 5 anni sarebbe stato in media del +27,8% a 5 anni (+5,0% all’anno) e del +53,0% a 10 anni (+4,3% annuo).

Queste sono le percentuali medie effettive e da queste si può partire per delineare, in modo realistico, i futuri rendimenti a medio lungo termine.Tenendo inoltre nel dovuto conto che queste performance sono state ottenute in un periodo (sia quello decennale e sia, soprattutto, quello quinquennale) piuttosto favorevole per i mercati finanziari. 

Leo Campagna 

23/10/2018 

 
 
 

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