Quando conviene cambiare comparto di investimento

La scelta del comparto del fondo pensione dove versare i contributi è fondamentale. La regola principale è che tanto più si è giovani (e, quindi, con un lungo periodo lavorativo davanti a sé) tanto più conviene optare per una linea più aggressiva e viceversa quando ci si trova in una condizione di essere vicini all’età pensionabile...

Leo Campagna

La scelta del comparto del fondo pensione dove versare i contributi è fondamentale. La regola principale è che tanto più si è giovani (e, quindi, con un lungo periodo lavorativo davanti a sé) tanto più conviene optare per una linea più aggressiva e viceversa quando ci si trova in una condizione di essere vicini all’età pensionabile. Infatti, nel lungo periodo le perdite anche profonde dei mercati finanziari tendono ad essere recuperate e gli investimenti più rischiosi possono così generare guadagni maggiori rispetto a quelli meno rischiosi che producono perdite inferiori nel breve termine.

A questa regola generale è però opportuno affiancare quella del buon senso: se non si è abituati a rischiare troppo meglio non esagerare nello scegliere linee troppo aggressive per evitare poi di farsi prendere dal panico nei momenti di massima turbolenza e liquidare tutte le quote (contabilizzando in tal modo tutte le perdite accumulate) per posizionarsi in comparti garantiti o monetari.

Precisato questo, è tuttavia interessante segnalare un accorgimento che permette di ottimizzare la formazione del capitale accumulato per la pensione senza stravolgere il profilo di rischio dell’investimento. Si tratta della scelta di cambiare comparto del fondo pensione non soltanto per «scalare» da quello più rischio a quello meno a mano a mano che ci si avvicini all’età pensionabile per ridurre il rischio e mettere in maggior sicurezza il capitale accumulato negli anni ma anche quello di «ingranare la marcia» da un comparto meno rischioso a quello più esposto al rischio.

Facciamo un esempio pratico. Ipotizziamo un lavoratore che nel dicembre 2008 avesse accumulato in un comparto obbligazionario misto quote per un controvalore di 30 mila euro. La retribuzione annuale lorda era di 25 mila euro, e versava i tfr, il contributo del datore di lavoro (l’1,5% dello stipendio) e un contributo volontario (un altro 1,5%). Immaginiamo che, con una dinamica retributiva media (par ad un incremento del 2% all’anno), avesse deciso di cambiare comparto passando al bilanciato azionario del proprio fondo pensione per approfittare della forte correzione dei mercati finanziari, dopo sette anni, avrebbe accumulato quote per un controvalore di 78.200 euro. Se invece avesse mantenuto inalterato il comparto sul quale versare, le quote nel comparto obbligazionario misto non varrebbero più di 57.500 euro.

 

04/01/2016

 

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