Quota 100, diminuiscono le richieste e aumentano i risparmi: ma quali i costi?

Cosa emerge da un'accurata analisi delle richieste finora pervenute (e accolte) per il pensionamento anticipato con Quota 100? La distribuzione territoriale e per fascia di età dei richiedenti, la scomposizione per tipologia di gestione, la (ri)valutazione dei costi della misura e l'entità dei possibili risparmi 

Alberto Brambilla

In quasi 6 mesi, Quota 100 ha raggiunto le 162.603 domande, secondo quanto comunicato dall'INPS nell’aggiornamento del 22 luglio. Non sono stati invece comunicati i dati relativi alle domande delle altre prestazioni pensionistiche previste nel decreto dello scorso 29 gennaio. La pubblicazione degli aggiornamenti è in controtendenza con le prime settimane del provvedimento, quando la comunicazione era pressoché giornaliera; probabilmente, ciò è motivabile con il progressivo calo delle domande, evidenziato anche dal grafico 1 che associa una curva arancione con il numero assoluto delle domande, la quale aumenta in modo sempre minore, a una linea blu tratteggiata indicante la tendenza delle medie giornaliere per settimana delle domande, rappresentate singolarmente dalle varie colonne. Le richieste sono infatti passate dalle circa 3.000 al giorno delle prime settimane (con picchi di quasi 4.000) alle attuali circa 500 domande giornaliere.

Grafico 1 - Andamento delle domande per il pensionamento anticipato con Quota 100 

Grafico 1 - Andamento delle domande per il pensionamento anticipato con Quota 100

 Fonte: Elaborazioni e stime a cura del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali su dati INPS (dati aggiornati al 22/7)

 

Le stime sul numero delle domande per il pensionamento anticipato

Se, come detto, le richieste totali di accesso a Quota 100 sono 162.603, considerando anche le altre misure per il pensionamento anticipato, si arriva a un totale di circa 298.600 richieste (tabella 1). A Quota 100 si aggiungono infatti le 96mila prestazioni anticipate (con 42 anni e 10 mesi per i maschi e 1 anno in meno per le donne), le 18mila richieste con opzione donna, le circa 12mila domande per i cosiddetti precoci (41 anni di servizio) e le 10mila per APE sociale. Si tratta certamente di un numero rilevante, ma occorre comunque considerare che non tutte le richieste sono state accettate o verranno accettate, tanto più che le percentuali di domande respinte per mancanza dei requisiti minimi previsti, stimate sulla base delle domande lavorate a fine giugno, sono importanti: il 20% per quota 100, il 25% per pensione anticipata e opzione donna e ancora più alte per precoci e APE sociale.

Tabella 1 | Forme di flessibilità in uscita

Tabella 1 | Forme di flessibilità in uscita 

Fonte: Stime a cura del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali su dati INPS (dati aggiornati al 20/6 per Q100, al 16/6 per le altre misure)

La percentuale delle domande accolte (tabella 2), su un totale di circa il 50% delle domande lavorate, è di per sé interessante: al Nord si assesta intorno all’88% (90% a Milano), al Centro cala sotto l’85% (anche se a Roma è all’89%), mentre al Sud crolla al 70% (76% a Napoli, 66,9% in Campania). Un dato in controtendenza rispetto al reddito di cittadinanza, che vede più domande rifiutate al Nord che al Sud (33% contro 25%).

Tabella 2 | Percentuale di accoglimento delle domande suddivise per regioni

Tabella 2 | Percentuale di accoglimento delle domande suddivise per regioni

Fonte: INPS (dati aggiornati al 2 aprile 2019)

 

Le previsioni sui costi 

Per una stima dei costi effettivi, occorre considerare sia la percentuale delle domande respinte sia i costi delle singole misure, tenendo conto del fatto che: a) opzione donna limita l’accesso a chi ha maturato i requisiti previsti entro il 31 dicembre 2018 (anche se per tale platea sarà possibile fare domanda anche negli anni successivi, per cui gli effetti finanziari - in assenza di proroghe - sono calcolati sul previsionale delle domande); b) APE sociale dura 1 anno; c) per le anticipate e per i precoci la sterilizzazione degli adeguamenti alla speranza di vita durerà 8 anni (fino al 31 dicembre 2026), ma per le anticipate il costo -  considerando le finestre trimestrali - sarà relativo a soli 2 mesi di anticipo rispetto al requisito Fornero fino al 2023 e, probabilmente (se aumenterà l’aspettativa di vita), a 5 mesi per il successivo biennio e a 7 mesi per il biennio 2025-26 fino al 2027, ultimo anno di costo anche per i precoci. 

Pertanto (sempre in assenza di proroghe), il costo totale dal 2019 al 2027 per l’intero pacchetto si attesterà secondo le ultime stime a cura del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali intorno ai 27 miliardi, così come previsto sin dai primi articoli di monitoraggio e approfondimento dedicati a Quota 100 pubblicati all'inizio dell'anno.  Si tratta indubbiamente di un costo molto elevato, che il Paese non si sarebbe potuto permettere e che si sarebbe potuto utilizzare diversamente. 

Gli stanziamenti previsti dalla legge ammontano a circa 4 miliardi per il 2019, appena sufficienti per coprire i costi, 8,3 nel 2020 (costo stimato 5,6), 8,6 nel 2021 (5,7), 8,1 nel 2022, 6,4 nel 2023 e poi a decrescere fino al 2027 (anno in cui le prestazioni per i precoci cesseranno). Dal 2028 previsti 1,93 miliardi per ciascun anno successivo (si veda la tabella 3). Rispetto quindi agli stanziamenti previsti nel Decreto fino al 2027, pari a 46.65 miliardi, il risparmio sarà piuttosto elevato e pari a circa 20 miliardi; già per il 2020 si potranno risparmiare quasi 3 miliardi e altri 3 nel 2021.

Tabella 3 | Stanziamenti previsti in Legge di Bilancio e dal successivo "decretone"

Fonte: Elaborazioni a cura del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali

 

Distribuzione territoriale 

Proprio la distribuzione geografica delle domande è tra i dati più rilevanti nella valutazione dell’intera misura (tabella 4). Utilizzando tre chiavi di lettura, ossia numero assoluto di domande, impatto percentuale sul totale delle domande e numero di domande ogni mille abitanti, è possibile fare le seguenti osservazioni. 

  1. Innanzitutto, come ovvio, le regioni che hanno avanzato più domande in assoluto sono quelle più popolose: Lombardia e Lazio davanti a tutte, seguite dalla Sicilia e dalla Campania. Sebbene la Campania abbia però quasi un milione di abitanti in più della Sicilia, è quest’ultima che ha fatto più richieste di Quota 100 (15.228 contro le 14.288 della Campania). D'altra parte, proprio la Campania è l’unica regione del Sud Italia la cui percentuale di richieste sul totale nazionale è inferiore alla percentuale di abitanti sul totale nazionale. All’esatto opposto si colloca la Liguria, unica regione del Nord Italia ad avere più richieste di quante ci si aspetterebbe in base alla popolazione. Agli estremi si trovano anche Lombardia e Sardegna: la prima, che conta il 16,6% della popolazione nazionale, chiede solo il 12,91% di Quota 100; la regione isolana, invece, ha avanzato il 4% delle domande totali, a fronte di percentuale della popolazione nazionale che sta ben al di sotto del 3%. 
  2. Le regioni con più domande di Quota 100 sono Abruzzo, Basilicata, Liguria, Molise e Sardegna: queste sono le uniche regioni d’Italia a superare le tre domande ogni mille abitanti. Intorno alla soglia del 2 per 1000, invece, ci sono solo regioni del Nord Italia (Lombardia e Trentino).
  3. Infine, a livello macro-regionale, si può vedere come la misura – contrariamente a quanto si potesse pensare prima della sua introduzione (sia per motivi politici sia per i dati della distribuzione delle pensioni di anzianità) – sia stata recepita soprattutto dal Sud Italia, dove Quota 100 viene richiesta da 2,98 persone ogni mille abitanti, contro il 2,32 del Nord il 2,84 del Centro. La media nazionale è del 2,69. Peraltro, questa annotazione viene confermata dal confronto tra le percentuali sul totale nazionale delle domande di Quota 100 e della popolazione residente, sbilanciato a favore del Mezzogiorno.

Tabella 4 | Distribuzione territoriale delle domande per Quota 100 in rapporto alla popolazione

Distribuzione territoriale delle domande a Quota 100 in rapporto alla popolazione

Elaborazioni a cura del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali su dati INPS (dati aggiornati al 22/7)

Quest’ultima osservazione ci introduce alla riflessione successiva, anch’essa considerante il trend delle domande avanzate dall’introduzione della misura a oggi (grafico 2). A poche settimane dall’inizio, infatti, oltre il 42% delle domande totali era stato presentato in territori del Meridione, mentre il restante 58% si distribuiva in modo quasi identico nel resto del Paese. Ebbene, se il Centro è rimasto perlopiù sulle stesse posizioni (a cavallo del 28,5%), Nord e Sud Italia si sono invece avvicinati: a inizio marzo i punti percentuali che li dividevano erano meno di dieci (40,8% al Sud, 30,8% al Nord), a metà aprile erano separati da sei punti percentuali (38,7% contro 32,6%), che sono diventati cinque e mezzo nella prima settimana di maggio e quindi scesi sotto i cinque a giugno e luglio.


Grafico 2 | Distribuzione percentuale a livello di macro aree

Grafico 2 | Distribuzione percentuale a livello di macro aree

Elaborazioni del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali su dati INPS

 

Stando ai dati del 22 luglio, nella classifica per città  “vince” Roma con 12.874 richieste, seguita da Milano (7.533), che ha sorpassato Napoli (6.939). Se confrontiamo il dato assoluto con quello della popolazione, emerge che le province che hanno fatto più richieste sono Cagliari, Campobasso e L’Aquila (5,93; 4,34; 4,25); le minori richieste di accesso alla pensione anticipata arrivano invece dai lavoratori che vivono nelle zone settentrionali del Paese: Monza, provincia più “virtuosa” d’Italia con solo 1,61 domande ogni mille abitanti ma con un tasso di occupazione tra i più alti d’Italia, Bolzano (1,63) e Sondrio (1,74).

 

Fasce d'età e sesso dei richiedenti 

Ha avuto qualche scostamento anche la progressione delle percentuali delle domande avanzate in base alle fasce d’età dei richiedenti. La fascia meno popolata è quella oltre i 65 anni di età, che è passata dal 20,4% di febbraio, al 19,16% di luglio. La fascia più popolata è invece quella che racchiude le persone tra i 63 e i 65 anni di età, calata di quasi tre punti percentuali, dal 46,6% al 43,78%. L’unica fascia a essere aumentata è quella più “giovane”, ossia quella al di sotto i 63 anni di età, che ha acquisito oltre quattro punti percentuali (tabella 5). 

Aumentando ancora il dettaglio, si stima che i richiedenti con 62 anni di età (cioè quelli che anticipano la pensione di circa 5 anni) rappresentino quasi il 13% del totale; quelli con 63 anni (circa 4 anni di anticipo) sono il 20%; con 64 anni sono il 25%, con 65 anni sono il 20%, con 66 anni il 14% e sopra i 67 anni il 12%. Questa scomposizione per età e quindi per durate degli anticipi, se confermata, potrebbe ridurre ancora i costi effettivi. 

Tabella 5 | Ripartizione delle domande per fasce di età e variazioni successive

Ripartizione delle domande per fasce di età e variazioni successive

Elaborazioni a cura del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali su dati INPS

Riguardo al genere dei richiedenti, gli uomini sono sempre stati in grande maggioranza (più di 7 su 10), ma in tre mesi la forbice si è leggermente ridotta. Come noto, il motivo di tale divario è dato da una consueta fatica delle donne nell’accumulare anzianità contributiva, a causa di una carriera lavorativa spesso discontinua (tabella 6).

Tabella 6 | Ripartizione delle domande per genere e variazioni successive

Ripartizione delle domande per genere e variazioni successive

Elaborazioni a cura del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali su dati INPS

 

Le diverse tipologie di gestione

Tra i dati più interessanti ci sono quelli sulle tipologie di gestione INPS (tabella 7) coinvolte. Come ampiamente evidenziato anche negli aggiornamenti precedenti, il dato sorprendente in sé è quello del numero dei dipendenti pubblici, che al 22 luglio erano 57.570 (valore derivante dalla somma dei 51.913 lavoratori appartenenti alla Gestione pubblica e del 50% degli 11.315 lavoratori richiedenti il cumulo dei contributi per raggiungere Quota 100): cifra che rappresenta circa il 35% del totale. I lavoratori dipendenti privati (iscritti a FPLD, Spettacolo e sport, Gestione separata e Fondi speciali) sono 74.347 (46%), mentre la somma di Commercianti, Artigiani e CDCM è di 30.686 (19%), un numero sorprendentemente grande in proporzione alla numerosità delle platee di lavoratori attivi.

Tabella 7 | Ripartizione delle domande per tipologia di gestione INPS

Elaborazioni a cura del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali su dati INPS

 

È interessante il dato storico relativo a tale dettaglio. In particolare, le due maggiori gestioni hanno avuto uno sviluppo alquanto travagliato: l’iniziale exploit dei lavoratori dipedenti è stato seguito da un brusco arresto tra febbraio e marzo e, dunque, da una graduale ripresa; quasi esattamente speculare l’andamento della gestione pubblica, che ha visto il suo picco nei primi giorni di marzo, per poi scendere anche al di sotto del valore iniziale.

 

Occupazione e consumi 

Se per il settore privato si conferma quanto previsto in precedenti occasioni, ossia una percentuale di turnover del 10%, per quanto riguarda il settore pubblico si devono segnalare due criticità, ossia un’ingente e improvvisa perdita di professionalità data dal pensionamento di decine di migliaia di unità di personale, e una lunga trafila burocratica per impostare tutti i concorsi volti all’assunzione del personale in sostituzione. Quindi, l’occupazione è sì potenzialmente aumentata, ma non ci sono elementi per valutare se e in che misura ci sia stato il rimpiazzo.

Quanto ai consumi, si asserisce di un possibile aumento di occupazione conseguente alla misura Quota 100 e, dunque, anche di un maggior potere d’acquisto per la popolazione. Ebbene, tale scenario si verificherebbe qualora il turnover (ossia la sostituzione del pensionato con un nuovo ingresso di un giovane) fosse del 100%: fatto 100 lo stipendio del lavoratore in via di pensionamento, il nuovo scenario vedrebbe un +70 di stipendio del giovane a fronte di un solo -30 del nuovo pensionato (dove -30 è dato dal fatto che la pensione è il 70% dell’ultimo stipendio): il saldo in termini di spendibile sarebbe di +40%. Tuttavia, si stima in realtà un turnover del 20%: ogni 5 pensionati entrerà cioè nel mondo del lavoro solo un giovane, il che significa che la collettività guadagna +70 del suo stipendio, ma deve fare anche i conti con cinque -30 per i pensionati, per un saldo finale pari -80.  Vale a dire una contrazione dello spendibile e dunque dei consumi.

Alberto Brambilla, Presidente Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali 

elaborazioni a cura di Giovanni Gazzoli, Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali 

29/07/2019

 
 
 

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