Requisiti e regole per la pensione 2017

Ecco cosa cambia per chi vuole andare in pensione nel 2017: requisiti, limiti e tutte le novità sulla pensione anticipata 

Mara Guarino - @MaraGuarino

Cosa deve sapere chi vuole lasciare il lavoro nel corso del 2017? Resta in vigore quanto previsto dalla riforma Monti-Fornero, ma rispetto allo scorso anno non manca qualche novità. Tra conferme e cambiamenti, vediamo insieme tutti i prerequisiti necessari per accedere alla pensione.

Per il biennio 2016-2017, l’età minima richiesta per il pensionamento di vecchiaia è pari a 66 anni e 7 mesi per il settore pubblico e per gli uomini del settore privato e autonomi. Per le donne del settore privato si scende invece a 65 anni e 7 mesi, mentre sono 66 e 1 mesi gli anni richiesti alle autonome. Si ricorda in ogni caso che, a partire dall’1 gennaio 2018, il requisito anagrafico – 66 anni e 7 mesi - sarà equiparato per tutte le categorie. Oltre al requisito di età, l’accesso al pensionamento di vecchiaia richiede poi un minimo di contribuzione di almeno 20 anni e, nel solo regime contributivo, anche la maturazione di un importo minimo di pensione di 673 euro mensili, pari cioè a 1,5 volte l’assegno sociale, indicizzato con la media mobile quinquennale del PIL nominale. Vincolo, quest’ultimo, che viene tuttavia meno al raggiungimento di un’età superiore di 4 anni di quella prevista per legge dal pensionamento di vecchiaia, vale a dire 70 anni e 7 mesi nel triennio 2016-2018.

Bisogna inoltre precisare che tali requisiti sono normalmente adeguati nel tempo in funzione delle variazioni delle speranze di vita (intorno al 2020, il requisito minimo di età per la pensione di vecchiaia raggiungerà i 67 anni per la generalità dei lavoratori). Un’importante novità è stata tuttavia introdotta dall’ultima Legge di Bilancio, che ha abolito gli adeguamenti per alcune specifiche categorie di lavoratori addetti a mansioni usuranti i quali, insieme a quanti svolgono attività regolate da turni notturni, possono infatti beneficiare di una particolare normativa a loro espressamente dedicata.

La possibilità di pensionamento con requisiti anagrafici inferiori rispetto a quelli fissati dalla pensione di vecchiaia rientra invece nel novero del cosiddetto pensionamento anticipato che, per il periodo 2016-2018, prevede tuttavia il conseguimento di un prerequisito contributivo minimo, quindi indipendente dall’età ma comunque adeguato nel tempo in funzione delle variazioni delle speranze di vita, pari a 42 anni e 10 mesi (di contributi) per gli uomini e a 41 anni e 10 mesi per le donne. Per i lavoratori iscritti per la prima volta al sistema pensionistico pubblico a partire dal 1996, lavoratori cioè interamente assoggettati al regime contributivo, è poi previsto un ulteriore canale di accesso al pensionamento anticipato: tali lavoratori possono infatti ottenere il pensionamento a un’età inferiore rispetto a quella di norma prevista per la pensione di vecchiaia fino a un massimo di 3 anni, laddove in possesso di almeno 20 anni di contribuzione e qualora abbiano maturato una pensione di importo minimo non inferiore, per il 2017, a 1.256 euro mensili (importo pari a 2,8 volte l’assegno sociale).

Le novità in arrivo a partire dal primo maggio 2017 riguardano poi  anche i cosiddetti lavoratori precoci: quanti hanno svolto almeno 12 mesi di lavoro effettivo prima del 19esimo anno di età e si ritrovino oggi in condizioni di difficoltà tali da richiedere particolare tutela (ad esempio, disoccupazione, invalidità o impiego in mansioni particolarmente gravose) potranno di fatto godere del pensionamento anticipato, a prescindere dall’età anagrafica, una volta raggiunta la soglia minima di 41 anni di contribuzione. Sempre a partire dall’1 maggio 2017, si ricorda inoltre che entrerà in vigore il periodo di sperimentazione riguardante Ape e RITA, che va specificato tuttavia non essere delle prestazioni pensionistiche vere e proprie, quanto piuttosto delle indennità o “redditi ponte” variamente erogate (dall’Inps, dalle banche o da istituti della previdenza complementare per quel che riguarda la RITA) al fine di accompagnare il lavoratore sino all’effettivo pensionamento. Per farne richiesta è però necessario soddisfare anche un prerequisito di natura anagrafica, vale a dire il raggiungimento del 63esimo anno di età.

Ulteriori modifiche introdotte dalla Legge di Bilancio riguardano infine la proroga della cosiddetta opzione donna, vale a dire la possibilità per le lavoratrici donne che abbiano maturato almeno 35 anni di contributi di ottenere la pensione anticipata a 57 anni e 7 mesi di età (58 e 7 mesi per le autonome). Nessun cambiamento in vista per il regime delle decorrenze (l’attesa è 12 mesi per le lavoratrici dipendenti e di 18 mesi per le autonome) e per quel che riguarda l’applicazione del solo metodo di calcolo contributivo a chi opta per tale soluzione. 

1/3/2017 

 
 

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