TFR in busta paga, per ora un flop

Alla prova dei numeri, l’operazione Tfr in busta paga risulta per ora  un fallimento.  I lavoratori che ha fatto richiesta del “Quir” (quota integrativa dalla retribuzione) - introdotto dalla Legge di Stabilità , in vigore  dallo scorso mese di aprile – secondo un’analisi dei dati condotta dall’ufficio studi della Fondazione dei Consulenti, sono meno dell’1%...

Leonardo Comegna

Alla prova dei numeri, l’operazione Tfr in busta paga risulta per ora  un fallimento.  I lavoratori che ha fatto richiesta del “Quir” (quota integrativa dalla retribuzione) - introdotto dalla Legge di Stabilità , in vigore  dallo scorso mese di aprile – secondo un’analisi dei dati condotta dall’ufficio studi della Fondazione dei Consulenti, sono meno dell’1%. Su 7 milioni di dipendenti esaminati in occasione dell’elaborazione degli stipendi del mese di  maggio, nelle grandi aziende, quelle che occupano mediamente più di 500 dipendenti, solo 567 lavoratori hanno scelto l’anticipo della liquidazione: circa lo 0,05%. I lavoratori richiedenti sono per il 75% residenti nel Centro Nord e il 25% al Sud. Per il 43% lavorano nel terziario e per circa il 27% nell’industria. Il 25% ha rediti fino a 20.000 euro, il 50% fino a 30.000 euro mentre appena il 6,25% lo ha chiesto avendo redditi superiori a 40.000 euro annui. Solo il 10% di coloro che hanno chiesto l’anticipo ha tolto il Tfr da un fondo pensione.

Di cosa parliamo. I lavoratori dipendenti a partire dal 3 aprile hanno avuto la possibilità di chiedere la liquidazione del proprio Tfr «maturando» in busta paga fino a giugno 2018. La liquidazione in busta paga è ammessa a partire dal mese successivo a quello di presentazione dell’istanza: ossia per le richieste di aprile a partire da maggio. Il prelievo fiscale sull’anticipo è a tassazione ordinaria e quindi è conveniente solo per le fasce più basse di reddito. Nel complesso Il Tfr dei lavoratori dipendenti vale circa 20 miliardi l’anno per i lavoratori interessati alla misura. Nella relazione tecnica della legge stabilità il governo aveva ipotizzato che a regime, la norma potesse interessare circa il 40-50% dei lavoratori destinatari dell’operazione.

Il peso del Fisco. Da un’intervista a un campione significativo di coloro che hanno deciso di non chiedere l’anticipo, emerge che la decisione è stata dettata prevalentemente da motivi fiscali. Il 60% ha infatti scelto di non chiederlo perché la tassazione ordinaria è penalizzante. Il 16% considera sbagliato togliere il Tfr dal fondo pensione mentre il 20% non ha ancora valutato adeguatamente. «I consulenti del lavoro all’indomani dell’approvazione dell’operazione “Tfr in busta paga” – ha affermato  la presidente del Consiglio nazionale, Marina Calderone - avevano preventivato una scarsa adesione. Oggi ne abbiamo la conferma è il dato non ci stupisce. Questo insuccesso è l’ennesima dimostrazione che la politica ha spesso la percezione delle esigenze del mondo del lavoro,  ma non è in stretto contatto con chi parla tutti i giorni con lavoratori e imprese». 

 

09/06/2015

 

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