Farmaci e ricerca: innovazione, tecnologia, salute, guardando al futuro della comunità umana

L'industria farmaceutica in Italia nel 2015 ha aumentato la produzione del 5%, e ha incrementato le esportazioni fino a quasi 23 miliardi...

Biagio Ciccone - @biagio_ciccone

L’industria farmaceutica in Italia nel 2015 ha aumentato la produzione del 5%, e ha incrementato le esportazioni fino a quasi 23 miliardi superando di gran lunga il suo precedente record assoluto in termini di valore. L’incremento occupazionale, la qualità delle risorse umane, la ricerca fanno delle imprese di produzione dei farmaci italiane un punto di forza da valorizzare e sostenere in un contesto internazionale sempre più concorrenziale.

Purtroppo si registra una differenza di passo tra lo sviluppo delle attività delle imprese farmaceutiche e la disarmante lentezza delle istituzioni a comprendere e creare - non solo in campo farmaceutico - un adeguato quadro normativo che permetta di sfruttare la nuova “dimensione immateriale” a favore di tutta la società, ovvero evitare il rischio di aumentare il “digital divide” con gli altri Paesi e tra le diverse fasce della popolazione. I profondi cambiamenti a livello globale, soprattutto se pensiamo alla “dimensione immateriale”, vale a dire all’aumento della produttività generata dalle nuove tecnologie in tutti i settori, sia nel pubblico che nel privato, avranno una notevole incidenza sull’industria farmaceutica, sulla ricerca e sull’innovazione, così come sugli investimenti per la salute e la sostenibilità del sistema.

L’Italia potrà diventare un hub mondiale della produzione farmaceutica solo con investimenti costanti, le esportazioni, la qualità delle risorse umane, l’innovazione. La vera sfida è quella di collocarsi nell’“Olimpo” della ricerca a livello “glocale”, accelerando quella trasformazione in atto dell’industria tradizionale, considerata il baluardo di quella “dimensione materiale” ancora così cara a tanti; a mio avviso, appare inutile se non dannoso la difesa di produzioni farmaceutiche tradizionali, di industrie, di distretti industriali, finiremo solo per accompagnarne il lento declino.

Abbiamo bisogno di un contesto capace di attrarre investimenti, di essere attrattivo per i nuovi farmaci, di studi clinici, oltre che di partnership pubblico-privato, che sappiano cogliere la trasformazione profonda dei prossimi anni grazie alla cosiddetta “Quarta rivoluzione industriale”. Con l’Industria 4.0 dovrà essere la Politica a determinare dove si collocherà l’Italia per mantenere la competitività e l’innovazione necessaria per potersi misurare con gli altri protagonisti dell’industria farmaceutica mondiale e, più in generale, dell’economia. E’ già in corso una sorta di rinascimento della ricerca che cambierà il modo di curare le persone, grazie alle nuove tecnologie e alla “dimensione immateriale”, che vedrà affermarsi la medicina di precisione, con terapie personalizzate, più appropriate, meno invasive e più efficaci.

Ciò detto, va certamente ripensato l’impianto normativo, per affrontare le nuove sfide per la salvaguardia della salute, in un futuro che vedrà l’elaborazione di modalità radicalmente nuove nell’affrontare temi quali la concorrenza, il lavoro ed un’equa distribuzione della ricchezza. Il problema appare innanzitutto politico. Si aprono una varietà di futuri che, con farmaci e vaccini, rispondono ai bisogni della salute, allungano la vita, pongono temi previdenziali non secondari ed aprono nuovi scenari, che spetta alla politica orientare in favore della comunità umana.

 

28/06/2016

 

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