L’Italia è il Paese più in salute al mondo. Grazie a dieta… e medici?

Secondo i dati recentemente diffusi da Bloomberg, il nostro Paese sarebbe il più sano e longevo al mondo: merito, innanzitutto, della dieta mediterranea e di un corretto stile di vita. Quanto contano, invece, economia e sistema sanitario italiano?

Mara Guarino - @Mara Guarino

L’Italia è il miglior Paese al mondo se si vuole vivere a lungo e, possibilmente, in buona salute: ad affermarlo è una ricerca realizzata da Bloomberg che, dopo aver analizzato un totale di 163 nazioni, ha assegnato agli italiani il primato del Global Health Index.  Sono 93,11 i punti fatti registrare dall’Italia in questa particolare graduatoria, stilata tendo conto di aspettativa di vita, principali di cause di morte e principali fattori di rischio per la salute (tra cui, obesità, ipertensione, consumo di tabacco, malnutrizione e disponibilità di acqua pulita). Non considerati, viceversa, parametri di natura socio-economica, malgrado la loro inevitabile incidenza sui fattori effettivamente presi in esame.

Bloomberg 2017 Healthiest Country Index

Ricchezza è salute? – Se i dati individuati non forniscono correlazioni statistiche tali da darne evidenza scientifica, non stupirà certamente il fatto che tra le prime venti classificate, figurano solo due nazioni – Cipro e Singapore – che non fanno parte dell’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, nella quale rientrano alcune delle economie più sviluppate del pianeta.  

D’altra parte, tuttavia, sorprende – secondo gli analisti Bloomberg – che a svettare in graduatoria sia un Paese, certamente tra i più sviluppati del globo, ma reduce da anni da “instabilità politica” e afflitto da un consistente debito pubblico e dati occupazionali allarmanti, specie per quel che riguarda i più giovani.

Le prime 50 classificate secondo l'Health Index Score Bloomberg 2017

Lunghezza e qualità della vita – Quali quindi le ragioni del primato tricolore? Dati alla mano, aiuta un’aspettativa di vita particolarmente elevata che, per i neonati italiani, supera oggi gli 80 anni (contro i 52 della Sierra Leone, ultima classificata in materia di vita media,) ma anche la qualità della vita stessa: lo stato di benessere psico-fisico stimato da Bloomberg per l’Italia è tale da permetterle di sopravanzare anche Paesi tradizionalmente noti per la loro longevità, quali ad esempio il Giappone, che si classifica “solo” settimo (con un Global Health Index pari a 89,15 punti).

Alla base di un tale successo, citati innanzitutto  i benefici della dieta mediterranea, a più riprese indicata da medici e scienziati come di grande efficacia nel contrastare patologie associate all’invecchiamento cellulare. Dieta che, peraltro, spiega facilmente anche le cause della débâcle degli Stati Uniti, che non vanno oltre il 34esimo posto a causa dell’elevata incidenza dell’obesità e delle patologie ad essa potenzialmente connesse. Da considerare, in secondo luogo, quello che Bloomberg definisce nell’articolo di presentazione dei dati Global Health Index – e non senza un pizzico di ironia, pur presentandolo come fattore che ha inciso positivamente sull’esito finale - “l’eccesso di medici” presenti in Italia.

“L’eccesso di medici” italiano – Quanti dunque i medici in Italia? Secondo uno studio Ocse riferito al 2014, sarebbero circa 4 i medici presenti in Italia ogni 1000 abitanti. Un valore che colloca il nostro Paese al quarto posto di questa speciale classifica comandata da Austria, Norvegia e Lituania e che, almeno in parte stupisce, se non altro in riferimento alle periodiche polemiche concernenti tanto la scelta di introdurre il numero chiuso per la facoltà di medicina e chirurgia, quanto la carenza di personale medico, infermieristico e ausiliario, che affliggerebbe le strutture ospedaliere italiane.

Seppur con la premessa che non nel numero effettivo di medici presenti sul territorio italiano (quanto piuttosto nella gestione delle risorse e nella distribuzione territoriale) sembra vadano dunque ricercate le difficoltà del sistema, va comunque rilevato che il trend riguardante la professione medica è attualmente in calo: a rilevarlo è un confronto tra gli ultimi dati emersi dallo studio statistico annuale realizzato dall’Istat “Italia in cifre”. Sommando tutte le figure professionali utilizzate come indicatori dell’andamento del SSN (medici di medicina generale, pediatri di base e medici di guardia medica; esclusi invece chirurghi e dottori specializzati, viceversa conteggiati dalle statistiche Ocse), si contano infatti per il 2015 64.441 dottori, contro i 65.698 del 2011 e i 67.727 del 2007. Il calo è evidente, ma solo il tempo chiarirà se è in atto  una difficoltà nel ricambio generazionale tale da compromettere il rendimento del sistema.

Un sistema in salute? – L’unica certezza è che sono gli italiani a essere in forma, almeno secondo quanto rileva Bloomberg e quanto rilevano gli italiani stessi: in occasione dell'ultima edizione dell'"Italia in cifre", 7 intervistati su 10 hanno infatti riferito all’Istat una percezione positiva circa il proprio stato di salute.

1/4/2017

 
 

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