Lavoro, stress e sindrome da burnout: che cos’è e come combatterla?

Quando lo stress causato dal lavoro diventa patologico: facciamo chiarezza sullo stress lavoro-correlato e sulla sindrome da burnout.

Mara Guarino

Cos’è lo stress? Stress e lavoro sono due termini spesso messi in correlazione tra loro e oggetto delle opinioni e delle ricerche scientifiche più disparate: negli ultimi anni, è però aumentato il dibattito intorno a una peculiare forma di stress legata all’ambiente lavorativo, la sindrome da burnout. La sindrome - così definita negli anni Settanta da uno dei suoi primi studiosi, lo psicologo statunitense Herbert J. Freudenberger - descrive una peculiare forma di disagio psicofisico legata all’ambiente lavorativo, una condizione di logorio con conseguenze importanti non solo su produttività o soddisfazione professionale e personale, ma anche sulla condizione di salute di chi ne é interessato.

Oggi, il termine è talvolta impropriamente e con troppa leggerezza usato dalle cronache come sinonimo di stress e in particolare di stress sul lavoro: facciamo allora chiarezza con alcune precisazioni terminologiche. La parola stress di per sé non implica un concetto negativo, ma è utilizzata in ambito scientifico per indicare gli adattamenti messi in atto dall’organismo in risposta a sollecitazioni esterne. Non tutto lo stress viene per nuocere, insomma! Entro una certa soglia, aiuta infatti a mantenere alto il livello di concentrazione e a essere più reattivi nei confronti dell’ambiente circostante. Tuttavia, una sollecitazione ripetuta può portare allo sviluppo di condizioni patologiche.

Lo stress lavoro-correlato - Si arriva così per estensione al concetto di stress lavoro-correlato, descritto dall’Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro come quella condizione di disagio o squilibrio cui il lavoratore è sottoposto quando le richieste provenienti dall’ambiente lavorativo superano le sue capacità di fronteggiarle. Così come le cause possono essere molteplici e riguardare tanto il contesto quanto l’effettivo contenuto del lavoro (orari pesanti, cattivi rapporti interpersonali, non adeguata assegnazione di mansioni e ruoli), altrettanto vari possono essere gli esiti sia per il lavoratore sia per l’azienda, che si troverà verosimilmente ad affrontare livelli di efficienza ridotti da assenteismo, richieste di trasferimento, quando non addirittura dimissioni. L’impatto anche economico si fa quindi evidente.

Non a caso, quindi, la valutazione e la gestione dello stress da lavoro correlato -  già prevista dagli articoli 6 comma 8, lettera m-quater e 28 (comma 1-bis,) del Testo Unico per la sicurezza sui luoghi di lavoro (Dlgs 81/2008 ) -  rientra dal gennaio 2011 tra gli obblighi posti per legge in capo al datore di lavoro in materia di sicurezza sul lavoro. Scopo non è l’indagine sulla condizione di stress del singolo, che - vien da sé - può essere eventualmente determinata anche da fattori personali, ma l’identificazione all’interno dell’organizzazione di tutti quei fattori  pericolosi - eventi sentinella (ad esempio, un elevato turnover), contenuto e organizzazione del lavoro - che possono essere rivelatori di una situazione in grado di compromettere lo stato di salute e di sicurezza dei lavoratori. La valutazione, da ripetersi con frequenza non inferiore ai 3 anni, salvo i casi in cui l'esito indichi la necessità di adottare tempistiche e interventi più restrittivi, è da riportare nel DVR;  la mancata o incompleta redazione del DVR  (Documento di Valutazione del Rischio) è oggetto di sanzioni pecuniarie o detentive. 

La sindrome da burnout - Alcune categorie professionali possono essere poi, più di altre, esposte a fattori stressanti e dunque maggiormente inclini a sviluppare specifiche forme di stress. Questo è il caso della sindrome da burnout, descritta dalla psicologa Christina Maslach come la “perdita d’interesse alla gente con cui si lavora”, con riferimento agli studi condotti su alcuni operatori di un reparto di igiene mentale che ne avevamo manifestato i sintomi caratteristici, come irrequietezza, nervosismo, insofferenza, esaurimento emotivo, sviluppo di progressivo disinteresse per il lavoro e, infine, apatia e cinismo.

Per definizione, si tratta dunque dell’esito patologico di un processo stressogeno che interessa, in varia misura, soprattutto professionisti il cui lavoro implica situazioni quotidiane di ripetuto contatto interpersonale: maggiormente esposte al rischio, di conseguenza, le cosiddette professioni d’aiuto o, in ogni caso, le professioni che richiedono costante contatto con forme di disagio e sofferenza (assistenti sociali, operatori sanitari, ma anche insegnanti, agenti delle forze dell’ordine o operatori del volontariato). Va precisato tuttavia che, nonostante alcuni studi riguardati specifiche mansioni, la prevalenza della sindrome da burnout nelle varie professioni non è stata ancora chiaramente definita.

Per quanto riguarda le cause della sindrome, sono state invece formulate diverse ipotesi teoriche. Tra i più consolidati al momento l’approccio psicosociale, secondo cui le cause del burnout sarebbero da ricercare nell’interazione tra il singolo soggetto e la specificità dell’ambiente sociale e lavorativo in cui è inserito. Anche personalità, motivazione, storia e interessi personali concorrerebbero quindi all’insorgenza della sindrome.

Stress e lavoro, le possibili soluzioni - Per questa ragione, tra le dinamiche preventive del burnout viene certamente raccomandata anche una selezione del personale accurata, che tenga conto, oltre che delle competenze tecniche, anche di competenze cognitive, psicologiche e comunicative, così come dall’effettiva capacità di gestire una condizione di stress. Altrettanto importante sarà poi la continua formazione del personale, così come la capacità di creare un gruppo di lavoro coeso, i cui membri sappiano incoraggiarsi a vicenda rispondendo al tempo stesso alle direttive chiare di una leadership sicura e in grado di offrire supervisione costante.

Non solo burnout, il binomio stress e lavoro resta un problema da arginare. Basti pensare ad alcuni dati pubblicati nel dicembre 2014 nel rapporto “Salute e sicurezza sul lavoro” dall’Istat: problemi di salute di natura psicologica come stress, depressione e ansietà erano avvertiti dall’11,9% degli intervistati. Vien da sé che, al di là degli interventi legislativi, anche la consapevolezza individuale - tanto da parte dei dipendenti quanto da parte di manager e datori di lavoro -  deve avere un certo peso: monitorare costantemente i livelli di stress per intervenire tempestivamente è importante, ma ancor di più lo è creare un ambiente di lavoro che favorisca il benessere del dipendente, l’instaurarsi di relazioni collaborative e lo sviluppo di un elevato livello di motivazione. 

 

10/10/2016

 
 

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