Psicologia e benessere, non parliamo di malattia ma di “Resilienza”

Il termine resilienza indica in fisica la capacità di un materiale a resistere agli urti senza spezzarsi o a “propagare incrinature”. Recentemente questo termine è entrato a far parte della sfera psicologica per indicare la risposta di un individuo a situazioni di stress. Nello specifico, in psicologia con il termine ... 

essebi, Centro di Psicologia Clinica Territoriale

Il termine resilienza indica in fisica la capacità di un materiale a resistere agli urti senza spezzarsi o a “propagare incrinature”. Recentemente questo termine è entrato a far parte della sfera psicologica per indicare la risposta di un individuo a situazioni di stress. Nello specifico, in psicologia con il termine resilienza si definisce l’insieme dei processi che aiutano l’ adattamento e promuovono lo sviluppo della persona, anche in contesti particolarmente stressanti.

Gli studi, soprattutto in ambito evolutivo, hanno evidenziato che alcuni soggetti di fronte a degli eventi traumatici, anche se inseriti all’interno di contesti psicosociali  sfavorevoli (ecosistemi favorevoli), sono riusciti a fronteggiare le avversità in modo soddisfacente e positivo (Masten, 2001).

Nonostante il concetto di resilienza abbia acquisito una nuova visibilità nella prospettiva della promozione del benessere, resta purtroppo tutt’ora ancorato alla prospettiva patogenica del coping, inteso come la capacità dell’individuo di far fronte a eventi stressanti con l’obiettivo di neutralizzarli, ripristinando, se è possibile, lo status quo.

Il processo di resilienza è, invece, caratterizzato da una traiettoria sostanzialmente stabile di funzionamento sano (Luthar, Cecchetti e Becker , 2000) o da una prontezza nel recupero delle normali condizioni psicofisiche e dalla capacità di impegnarsi in esperienze generative (Bonanno, 2000). Ciò vuol dire che di fronte ad una condizione stressogena un soggetto può attingere dalle sue capacità per superare l’ambivalenza tra la paura della minaccia e la sfida che questa condizione pone, attingendo da un bagaglio di risorse psicologiche che potranno “convertire” l’evento stressante in un’ opportunità di crescita che spinga l’individuo verso una condizione più vantaggiosa, (Bonanno,2000).

Quali sono, dunque, le risorse a cui ogni soggetto può attingere?

Citando Caplan (1964) e Sarason (1974) possiamo asserire che il sense of mastery e il senso di comunità si delineano come le due colonne portanti del sistema resilienza. Le caratteristiche dell’ambiente di vita e la qualità delle relazioni sociali sono un punto di riferimento fondamentale in questo ambito di indagine. Le dimensioni fondamentali del costrutto di resilienza sono maggiormente rappresentate dal supporto sociale (Vaux, 1988) e dallo scambio di interazioni supportive, dalla percezione di sostegno ricevuto, dall’integrazione sociale. Ma esistono anche fattori più proattivi interni che sono dimensioni proprie del concetto di resilienza, come ad esempio, l’autoefficacia, intesa come un dominio particolare di conoscenze, che contribuisce a fondare un senso di padronanza in quel particolare ambito di competenza o, ancora, l’autoefficacia generalizzata, che si riferisce , invece, ad una valutazione complessiva del soggetto circa il proprio senso di competenza nella vita, trasversalmente alle diverse circostanze entro cui si snoda, intesa come capacità di influenza sull’ambiente e di perseguimento dei propri obiettivi, l’ottimismo .

Nella stessa direzione degli studi sull’ottimismo possiamo annoverare il filone di indagine relativo al costrutto di autostima (Harter, 1993). Il costrutto si riferisce agli elementi cognitivi che sostengono la considerazione positiva di se stessi e l’elevato grado di valorizzazione e di accettazione delle proprie caratteristiche.

Alla luce, dunque, di queste osservazioni si delinea la necessità di professionisti sempre più preparati e competenti nel lavoro di potenziamento delle dimensioni che concorrono alla formazione del costrutto della resilienza.

Lo psicologo e lo psicoterapeuta, dunque, attraverso l’esplorazione di dimensioni sia interne che esterne possedute dall’individuo che ha di fronte, possono creare interventi e mettere in campo strategie di potenziamento e di valorizzazione delle stesse al fine di rendere il soggetto più consapevole e pronto a cambiare  prospettiva, a dotare gli eventi di un senso diverso e a trasformare una condizione apparentemente negativa in un’occasione di crescita e di sviluppo personale.

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I professionisti del centro di psicologia clinica territoriale ESSEBI di San Giorgio
a Cremano hanno partecipato alla GNP2015 con uno sportello informativo.
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Scognamiglio L*., Alfano L.*, Barba M*., Improta A.*, Scala M.*
*essebi, Centro di Psicologia Clinica Territoriale, San Giorgio a Cremano (NA)

11/05/2015

 

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