Fondi pensione e PIP, nei primi sette mesi l’ombrello protettivo ha funzionato

Alcuni elementi di criticità nell'andamento dei mercati finanziari hanno messo alla prova nei primi mesi dell'anno PIP e fondi pensione aperti: dati alla mano, le strategie per contenere le oscillazioni si sono però rivelate efficaci 

Leo Campagna

Dal primo gennaio al 31 luglio i rendimenti medi dei fondi pensione aperti censiti nel database di Itinerari Previdenziali si è attestato a un -0,1%. Nello stesso arco di tempo quello delle linee unit linked dei PIP si è posizionato a un -0,2%. Risultati leggermente negativi, ma nettamente inferiori a quelli dei primi sette mesi del 2017 quando i rendimenti medi erano stati, rispettivamente, pari a +1,3% e +1,7%.

Tuttavia, esaminando quanto accaduto sui mercati da inizio anno al fine luglio, si può giungere alla conclusione che si tratta di rendimenti più che accettabili, rendimenti che peraltro dimostrano come l’ombrello protettivo dei gestori delle forme di previdenza integrativa italiane abbia funzionato. Percorriamo insieme quanto accaduto nella prima parte dell'anno così da comprendere tale considerazione.

In soli sette mesi si possono individuare tre fasi distinte di correzione dei mercati come conseguenza di timori o preoccupazioni varie. La prima correzione è iniziata il 25 gennaio ed è proseguita fino al 9 febbraio. A causarla la notizia che l’aumento delle retribuzioni statunitensi a gennaio era stata la più alta da quattro anni. Il timore era che i prezzi al consumo fossero proiettati su livelli più alti di quelli fino ad allora stimati e, di conseguenza, ci potessero essere tassi di interesse più alti e, in parallelo, anche rendimenti del mercato obbligazionario più generosi per compensare le maggiori aspettative di inflazione. Uno scenario che rende meno appetibili le azioni e fa scendere le quotazioni delle obbligazioni (che si muovono in direzione opposta a quella dei rendimenti). In quella correzione l’indice Eurostoxx ha accusato una perdita del 10% in tre settimane.
 
La seconda correzione, scattata da metà a fine maggio, è stata causata invece dalle preoccupazioni sulla costituzione del nuovo governo italiano e ai suoi possibili orientamenti in materia economico-finanziaria, con particolare riferimento al tema "euro".  Il risultato è stato quello di veder scendere l’indice Eurostoxx 50 di cinque punti percentuali e l’indice Ftse Mib di Piazza Affari del doppio (-10%), con una significativa correzione dei Btp. L’ultima correzione è infine maturata nella seconda parte di giugno, dal 14 al 28 giugno. Una correzione che ha visto l’indice Eurostoxx arretrare del 5% a seguito dell’intensificarsi delle tensioni sui dazi commerciali che ha convinto gli investitori del fatto che si stava entrando in una fase più critica della guerra commerciale, in particolare tra Usa e Cina ma con ricadute negative anche in Europa e Giappone.
 
Alla luce di tutti questi eventi negativi per i mercati da inizio anno, è quindi possibile affermare che la sostanziale tenuta dei fondi pensione aperti e dei PIP sia da considerare una prova di diversificazione efficace che ha permesso di ridurre ai minimi le conseguenze in portafoglio delle forti oscillazioni dei mercati.

Leo Campagna

12/9/2018

 
 

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