Fondi pensione, l’opzione del versamento per i propri figli

Spesso ci si domanda se aderire alla previdenza complementare "convenga" oppure no, questione ancora più sentita nel caso dei genitori che vogliono assicurare un futuro previdenziale ai propri figli: i possibili vantaggi associati al versamento

Leo Campagna

Appena si mette al mondo un figlio, si pensa normalmente al suo futuro. A come assicurargli gli studi, avviarlo al mondo del lavoro o consentirgli di crearsi facilmente una famiglia. Tra le possibili soluzioni per centrare questo obiettivo figura anche l'adesione a una forma di previdenza integrativa.

La legge italiana, infatti, consente a chi versa i contributi a un fondo pensione o a un PIP intestato a un familiare a carico di detrarre gli importi annui dalla dichiarazione dei redditi fino a un massimo di 5.164,57 euro l’anno. Per esempio, se un lavoratore dell’industria chimica versa al proprio fondo pensione 2.000 euro l’anno, può detrarre fino a 3.164,57 euro versati in un fondo pensione o PIP intestato al figlio. Non esistono vincoli di età: si può pertanto iniziare a versare anche nel caso di minori o persino di neonati, l’importante è il soggetto in questione risulti fiscalmente in carico. Non sono previsti vincoli neppure sulle somme da versare, tanto che è possibile sospendere, modificare e riprendere i versamenti quando si desidera. Inoltre, nel momento in cui il figlio entrerà nel mondo del lavoro, potrà in piena autonomia decidere il proprio futuro previdenziale, decidendo sia la destinazione del proprio TFR sia se trasferire o meno a un altro fondo (o PIP) la posizione precedentemente maturata grazie ai versamenti del genitore. Un altro vantaggio è rappresentato dal fatto che gli anni in cui il genitore versa i contributi saranno conteggiati come anni di permanenza, il che permette di abbattere l’aliquota fiscale prevista sulla tassazione finale che, dal 15% massimo, può scendere fino al 9% in funzione proprio degli anni di permanenza nel fondo pensione.

C’è infine una differenza sostanziale rispetto ad altre forme di investimento per i minori. Alla maggiore età, il figlio non potrà disporre liberamente del capitale maturato, ma varranno le regole che si applicano per la previdenza complementare. Regole che prevedono che solo dopo 8 anni di permanenza nel fondo sia possibile ritirare fino a un massimo del 75% del capitale per l’acquisto della prima casa per sé o per i figli o per la ristrutturazione della prima casa. Oppure fino a un massimo del 30% per qualunque altro motivo; per le spese sanitarie, invece, è possibile in qualsiasi momento chiedere fino a un massimo del 75%. Paletti che possono per l'appunto costituire un'interessante opzione per tutti quei genitori preoccupati all'idea che figli giovani possano in qualche modo "sperperare" il capitale maturato ritrovandosi senza risorse negli anni successivi. 

Ma quanto può fruttare un versamento di un genitore in un fondo pensione intestato ai propri figli? Ipotizzando un versamento costante di 100 euro al mese dal dicembre 1998 al settembre 2018, per un totale di 23.800 euro, il capitale accumulato - al lordo della tassazione ma anche senza tener conto delle deduzioni fiscali - ammonterebbe a 35.200 euro nel caso di un buon fondo pensione aperto azionario oppure a 33.200 euro nel caso di un buon fondo pensione bilanciato. 

Leo Campagna 

2/11/2018 

 
 

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