Investimenti sostenibili, avanti adagio

La seconda indagine sull'integrazione dei criteri ESG nel portafoglio dei principali investitori istituzionali italiani condotta da Itinerari Previdenziali rivela segnali di miglioramento rispetto all'anno precedente: gli investimenti sostenibili sono sempre meno percepiti come mero veicolo di buona reputazione e sempre più concretamente considerati una reale opportunità, soprattutto di diversificazione del rischio

Giovanni Gazzoli

All’interno del Settimo Report "Investitori istituzionali italiani: iscritti, risorse e gestori per l'anno 2019" elaborato dal Centro Studi e Ricerche di Itinerari Previdenziali, è contenuta la seconda edizione dell’indagine sull’impatto dei criteri ESG nelle scelte d’investimento degli investitori istituzionali italiani. A fronte della stessa metodologia, che prevede un questionario online di 46 domande di carattere sia generale che mirato al tema della sostenibilità, è stata registrata una più ampia partecipazione, con 63 soggetti partecipanti per un totale patrimoniale di oltre 180 miliardi di euro.

Solo 29 enti (il 47%) adottano politiche d’investimento sostenibile: in particolare, 8 fondi pensione negoziali su 15, 10 fondi pensione preesistenti su 20, 6 Fondazioni di origine Bancaria su 13 e 5 Casse di Previdenza su 15. A tal fine, il 62% si affida a un advisor ESG: in particolare, lo fa la totalità delle Casse, seguita dall’88% dei fondi negoziali, dal 67% delle Fondazioni e dal 60% dei preesistenti.

Le ragioni che stanno alla base della scelta di attuare queste politiche di investimento sono molteplici (figura 1). La stragrande maggioranza degli investitori istituzionali (88%) lo fa per “fornire un contributo allo sviluppo sostenibile (ambientale e sociale)”: se questo dato è in linea con quello dello scorso anno, sorprende invece che ben l’81% voglia gestire in maniera più efficace i rischi finanziari”, a fronte del circa 50% del 2019. È raddoppiata la percentuale di chi intende migliorare la reputazione dell’ente(42%), mentre sono aumentati gli enti che vedono queste politiche come un mezzo per ottenere rendimenti finanziari migliori (35%). In sostanza, da una parte sembra cresciuta la sensibilità verso il tema dello sviluppo sostenibile, in un anno che lo ha visto “protagonista” per esempio con le manifestazioni giovanili, il Green New Deal della Commissione Europea e la pandemia di COVID-19; dall’altra, è aumentata la convinzione circa gli effetti positivi che queste politiche possono avere sull’ente, dalla reputazione ai risultati finanziari.

Figura 1 - Quali obiettivi e/o motivazioni hanno spinto l’Ente a introdurre politiche di investimento sostenibili?
(* possibilità di scelta multipla)  

Figura 1 - Quali obiettivi e/o motivazioni hanno spinto l’Ente a introdurre politiche di investimento sostenibili?

Fonte: Settimo Report Itinerari Previdenziali 

Tra coloro che invece non includono i criteri ESG nelle politiche di investimento, il 76% ha affermato di aver affrontato il tema e di volerlo implementare nel futuro; il 12%, invece, non ha mai discusso il tema in Consiglio di Amministrazione. Nessuno ha motivato la mancanza di politiche SRI con “costi troppo elevati”, così come nessuno ritiene che sia meglio non adottarle perché non ci si aspetta che possano offrire rendimenti maggiori.

Per quanto riguarda la quota di patrimonio a cui viene applicata la politica SRI (figura 2), la polarizzazione registrata nel 2019 è venuta meno: si è più che dimezzata la percentuale di enti che la applica a meno del 25% del patrimonio, mentre più della metà dei rispondenti la applica a oltre il 75%.

Figura 2 - Qual è la quota di patrimonio a cui viene applicata la politica SRI? 

Figura 2 - Qual è la quota di patrimonio a cui viene applicata la politica SRI?

Fonte: Settimo Report Itinerari Previdenziali 

Per quanto riguarda le strategie SRI adottate, si nota un aumento in tutte le tipologie. Le best in class restano un’opzione adottata da molti enti, scalzata però al primo posto dalla strategia delle esclusioni, condivisa dal 65% dei rispondenti (figura 3). 

Figura 3 - Quali sono le strategie SRI adottate? 

Figura 3 - Quali sono le strategie SRI adottate?

Fonte: Settimo Report Itinerari Previdenziali 

Analizzando nel dettaglio le varie strategie applicate, si possono trarre le seguenti conclusioni:

  • La strategia delle esclusioni viene applicata dal 79% degli enti nei confronti del settore delle armi; molto più staccati restano diritti umani, civili e politici, come ad esempio libertà di espressione o di culto, criterio scelto dal 58%, e al 53%, a pari merito, pornografia e lavoro minorile 
     
  • In merito all’applicazione di standard e convenzioni internazionali, si è rilevato che l’UNPRI è un modello di riferimento insieme al Global Compact, così come – seppur in modo minore – le convenzioni dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro
     
  • Se viene adottata la strategia best in class, i criteri positivi e di inclusione adottati sono l’efficienza energetica (86%), la riduzione delle emissioni di anidride carbonica e il rispetto dei diritti umani (entrambi al 64%), la qualità dell’ambiente di lavoro (43%) e, al 7%, la presenza di consiglieri indipendenti nel board e la remunerazione del top management
     
  • L’efficienza energetica è anche il primo ambito oggetto di investimenti tematici (75%), seguita da cambiamento climatico e immobiliare sostenibile, al 63%, da mobilità sostenibile e RSA, al 44%, nonché da salute, gestione dell’acqua e gestione dei rifiuti, rispettivamente scelti dal 38%, 25% e 13% degli enti. Molto bassa, ancora, la percentuale di enti che guarda alla Silver Economy (6%), tema che invece – come dimostra l’Osservatorio del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali “Silver Economy, una nuova grande economia” – meriterebbe grande attenzione 
     
  • Riguardo alla strategia dell’engagement, la quasi totalità di enti la pratica in modo “soft” (incontri periodici, invio di report, teleconferenze, ecc., scelte dal 92% dei rispondenti) 
     
  • Infine, l’impact investing viene destinato perlopiù a microfinanza e social housing (67%). 

Osservando invece più da vicino lo spaccato delle strategie applicate alle varie asset class, si nota quanto segue: ai titoli di Stato vengono applicate soprattutto esclusioni e convenzioni internazionali (scelte dal 53% degli enti); esclusioni scelte dal 53% anche per i titoli azionari, per i quali viene impiegato molto anche l’engagement (46%); tra le strategie applicate ai corporate bond, invece, oltre a esclusioni e convenzioni spicca best in class (48%), che per i fondi di investimento tradizionali raggiungono il 55%; infine, per gli investimenti alternativi, c’è una preferenza (44%) per gli investimenti tematici.

Altro aspetto fondamentale dell’indagine è la valutazione dei risultati conseguiti mediante l’applicazione di strategie SRI. In generale, il 54% degli enti ha dichiarato che il CdA valuta gli impatti delle strategie SRI sul patrimonio almeno una volta all’anno, mentre oltre un terzo lo fa addirittura più volte durante l’anno.

Altra questione importante, di novità rispetto all’indagine 2019, è quella della competenza e, di conseguenza, della formazione. La maggior parte degli enti (54%) giudica “buona” la conoscenza della normativa in tema di finanza sostenibile da parte degli organi interni, mentre solo l’8% si spinge a “ottima”, stessa percentuale per chi invece la giudica “insufficiente”. Vista la complessità e la rapida evoluzione della tematica, si è chiesto inoltre se l’ente ritenga utile approfondire gli aspetti normativi avviando percorsi di formazione interna: solo il 4% ha risposto “no”, ma il restante 94% si divide tra un “sì” netto (27%) e un “sì, ma ancora non sono state prese misure in tal senso” (69%).

Infine, il tema del futuro: dopo aver fotografato la situazione attuale, è utile farsi un’idea di quali saranno i trend che ci aspettano. Tornando alla domanda iniziale, infatti, si ricorda che molti degli enti rispondenti non adottano politiche SRI: il 76% risponde che il tema è stato affrontato e verrà implementato in futuro. Inoltre, è utile capire se chi lo sta già facendo decida di proseguire, modificare o interrompere questo cammino. Ebbene, l’88% (l’anno scorso era quasi l’80%) di tutti i rispondenti (che abbiano o non abbiano adottato politiche SRI) intende includere o incrementare strategie sostenibili nella loro politica di investimento. Percentuali molto differenti a seconda degli enti: dicono “sì” il 65% dei fondi preesistenti, il 93% dei fondi negoziali, l’87% delle Casse e l’85% delle Fondazioni.

Giovanni Gazzoli, Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali 

23/9/2020

 
 

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