Presentati i dati della seconda edizione dell’Osservatorio sul Private Debt Aifi-Deloitte

Il 2017 conferma il trend di crescita del settore: +35% degli investimenti rispetto all’anno precedente

Maria Teresa Di Grado

AIFI – Associazione Italia del Private Equity, Venture Capital e Private Debt –  in collaborazione con Deloitte, il 5 febbraio ha tenuto presso la propria sede la seconda edizione dell’Osservatorio sul Private Debt, in cui sono state presentate le analisi del settore in esame. Rispetto all’appuntamento di ottobre è cambiata la metodologia di raccolta dati, che ora include sia dati privati, ottenuti con survey semestrali compilate da soci AIFI, sia dati pubblici, riguardanti gli operatori non associati, in modo tale che il risultato fosse il più possibile rappresentativo del settore Private Debt domestico.

Gli operatori attivi che sono stati monitorati, ovvero coloro che hanno effettuato almeno un’operazione in Italia o hanno lanciato attività di raccolta nel periodo 2014-2017, risultano essere 24, di cui 8 internazionali. Soffermandoci sull’attività di fundraising, i soggetti che nel 2017 hanno effettuato raccolta per investimenti dedicati all’Italia risultano essere 6, per un totale di 292 milioni di euro. Di questi – come si osserva dalla seguente figura – il 27% proviene da banche, il 24% da fondi di fondi istituzionali e il 22% da assicurazioni. Il rimanente è diviso tra investitori individuali e family office, fondi pensione e casse di previdenza, fondi di fondi privati, fondazioni bancarie e accademiche.

 

Evoluzione e origine dell'attività di raccolta sul mercato

 

I fondi di Private Debt, nel 2017 hanno investito 641 milioni di euro, il 35% in più rispetto all’anno precedente. Un trend positivo ha caratterizzato anche il numero di sottoscrizioni, pari a 102 (+26%) distribuite su 82 target (+55%).

 

L'evoluzione dell'ammontare investito

 

Per quanto riguarda le caratteristiche delle società target coinvolte negli investimenti del 2017, la maggior parte (73%) è concentrata nel Nord Italia, seguita dalle regioni del Centro Italia (16%), mentre risulta ridotto il peso delle società coinvolte nel Sud Italia (11%). Le tre regioni caratterizzate dal maggior numero di operazioni sono state la Lombardia con 22 sottoscrizioni, a seguire il Trentino Alto Adige, 13, e il Veneto, 8.

Con riferimento invece al settore di attività, le società target risultano operare in comparti eterogenei, sia tradizionali che innovativi. Nel dettaglio, 23 società rientrano nel settore dei beni e servizi industriali, 13 nell’alimentare e 9 nell’ICT.

Infine, analizzando l’aspetto dimensionale, emerge che il 55% delle società che sono state oggetto di operazioni di Private Debt nel 2017, presenta ricavi inferiore ai 50 milioni di euro, e un fatturato medio di circa 94 milioni. In termini di dipendenti, invece, le target con meno di 250 addetti rappresentano il 66% del campione, ma la media rimane a 434.

Ancora una volta gli strumenti principalmente utilizzati per le operazioni di Private Debt sono state le obbligazioni, con un peso del 65% sul totale. Nell’80% dei casi sono stati preferiti bond che pagano una cedola di tipo amortizing.  

La collaborazione tra fondi di Private Equity e Private Debt è significativamente registrata dal peso delle target private equity backed, ben una operazione su quattro è stata realizzata su società che hanno già ricevuto sostegno attraverso capitale di rischio da parte dei fondi di private equity. Questo a dimostrazione del fatto che il debito sottoscritto dai fondi sostiene spesso progetti di crescita strutturati, che necessitano di partner finanziari in grado di personalizzare l’emissione e la restituzione del capitale.

 

Un confronto tra le tipologie di operatori

 

Infine, mettendo a confronto nell’ultimo triennio l’attività degli operatori domestici con quelli internazionali, si nota dalla tabella che le operazioni dei secondi sono di un ammontare medio pari al doppio (20,2) rispetto a quelle dei primi (10,1).

Maria Teresa Di Grado, Ufficio studi AIFI

16/2/2018

 
 

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