Compagnie di Assicurazione, rispondere alle crisi con la resilienza dei portafogli

Per il primario ruolo che da sempre svolgono a supporto del Paese, le Compagnie di Assicurazione sono da considerarsi tra i maggiori investitori istituzionali italiani e vantano un ingente patrimonio che ha dimostrato negli anni di essere ben diversificato e di saper superare le numerose crisi affrontate

Niccolò De Rossi

Di questi tempi, probabilmente, aprire un articolo senza menzionare COVID-19 e le ripercussioni che questo ha avuto sia sui fondamentali economici sia sui mercati finanziari è impresa difficile. In particolar modo se il tentativo che si andrà a fare è quello di analizzare quali conseguenze tutto questo ha prodotto sui portafogli degli investitori. Molto democraticamente, la pandemia ha colpito indistintamente tutti i listini internazionali (salvo i rinomati settori tecnologici che, invece, hanno visto crescere tanto i loro fatturati quanto le loro quotazioni borsistiche), creando più di qualche problema a portafogli sempre più esposti sull’equity in mancanza di rendimento atteso dal mercato obbligazionario.

Non sono ovviamente esenti da tale contesto le Compagnie di Assicurazione, anzi doppiamente colpite dalla pandemia. Se infatti la crisi sanitaria ha evidenziato, da un lato, una carenza organizzativa del Servizio Sanitario Nazionale andato in tilt per l’elevato numero di ricoveri che ha dovuto affrontare, dall’altro, anche il sistema privato non ha saputo offrire ai propri assicurati quella risposta immediata e tempestiva che era lecito attendersi da un settore estremamente efficiente e maturo. Dunque, non solo la difficoltà nella gestione dei propri attivi investiti in un momento di forti correzioni di mercato ma anche una necessaria revisione della propria offerta assicurativa sanitaria e, in generale, del ramo Vita. Lasciando da parte in questa sede quest’ultimo aspetto, certamente di fondamentale rilevanza per il futuro non solo delle stesse Compagnie ma per il Paese nella sua interezza, si analizzerà allora il difficile momento dal punto di vista degli investimenti. Poiché di questi tempi azzardare previsioni su una possibile ripresa economica e finanziaria (o, meglio sulla forma che questa potrà assumere) è argomento quotidiano di discussione, può essere utile dare uno sguardo al passato per poter cogliere alcuni elementi utili di valutazione.

Per il settimo anno consecutivo, il Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali ha pubblicato il “Report Investitori Istituzionali Italiani: iscritti, risorse e gestori per l’anno 2019” il cui il secondo capitolo, redatto grazie alle rilevazioni di ANIA sui bilanci 2019, è dedicato proprio alle Compagnie di Assicurazione. Queste ultime, anche per la natura dei loro investimenti, costituiscono per l'appunto uno dei principali investitori istituzionali del Paese. In particolare, l’analisi condotta fa riferimento ai patrimoni previdenziali delle polizze Vita dei rami I, IV e V che compongono la cosiddetta classe C [1] che rappresentano essenzialmente il welfare individuale. Proprio per l’ingente patrimonio accumulato, che a fine 2019 ammontava a oltre 591 miliardi di euro, e per le regole della normativa Solvency, la gestione delle attività patrimoniali si fa sempre più complessa. Per il loro funzionamento infatti, e per rispettare in ogni momento gli impegni nei confronti dei propri assicurati, le imprese assicuratrici hanno bisogno di accedere a un ampio range di attivi da far corrispondere alle proprie passività al fine di consentire al proprio portafoglio una sufficiente diversificazione

Nella tabella seguente sono riportati gli attivi complessivi delle Compagnie di Assicurazione italiane del comparto Vita, che comprendono sia la classe C sia la classe D e che, alla fine dell’anno 2019, ammontavano a oltre 811 miliardi (in crescita del 7,5% rispetto alla fine del 2018). 

Tabella 1 - Composizione dell'attivo delle imprese di assicurazione – settore Vita (valori in milioni)

Tabella 1 - Composizione dell'attivo delle imprese di assicurazione – settore Vita (valori in milioni)

Fonte: Settimo Report sugli Investitori istituzionali italiani, Itinerari Previdenziali e ANIA

La quasi totalità degli attivi detenuti dalle compagnie Vita (che superavano i 770 miliardi e pari al 95% del totale) sono rappresentati dagli investimenti, di cui quasi 180 miliardi ascrivibili alla classe D e i restanti 590 miliardi alla classe C. Analogamente a quanto si rileva per altri investitori prudenziali/previdenziali, le Compagnie di Assicurazione, anche per via del ruolo sociale che svolgono nei confronti dei propri assicurati, vedono una prevalenza di investimento nel mercato obbligazionario e dei titoli a reddito fisso con oltre 465 miliardi investiti principalmente (circa il 70%) in titoli di Stato, in aumento rispetto al 2018 del 4,3%. 

Un primo segnale della ricerca di diversificazione e di efficientamento nella gestione del rischio complessivo di portafoglio si riscontra nella variazione rilevata nell’investimento in OICR. Infatti, la seconda categoria prevalente di investimenti è quella in quote di fondi comuni pari a 87 miliardi che è anche quella che è cresciuta di più in questi ultimi anni e, rispetto al 2018, ha mostrato la crescita più pronunciata, oltre il 16%. Le altre classi di attivo compongono la parte residuale dell’investito: azioni e quote con poco più di 31 miliardi rappresentano il 3,9% del totale ed è quasi trascurabile il peso (0,1%) degli investimenti in terreni e fabbricati. 

Allargando il periodo di esame ai 10 anni precedenti (periodo 2010-2019), come si vede dalla seguente tabella che riporta le elaborazioni su dati IVASS, si nota che il patrimonio Vita della classe C è aumentato di oltre 260 miliardi, da 330 a 591 miliardi, con una crescita media di circa 30 miliardi l’anno. A contribuire a tale incremento è stato, per oltre il 75% e per quasi 200 miliardi, la quota investita in obbligazioni. Come rilevato anche dal confronto anno su anno, il trend di crescita dell’investimento in quote di fondi comuni prosegue da diversi anni: negli ultimi 10 anni l’investimento attraverso l’acquisto di OICR è cresciuto del 440% per oltre 70 miliardi, pesando sul totale investito il 10,8% a fine del 2019.

Tabella 2 - Composizione investimenti dal 2010 al 2019 - settore VITA, classe C

Tabella 2 - Composizione investimenti dal 2010 al 2019 - settore VITA, classe C

Fonte: Settimo Report sugli Investitori istituzionali italiani, Itinerari Previdenziali e ANIA su dati IVASS

Nonostante quindi le ricorrenti crisi finanziarie che hanno caratterizzato i mercati dal 2008 al 2019 e la pandemia che ha colpito il mondo nel 2020, le Compagnie di Assicurazione hanno dimostrato di saper affrontare con successo i molteplici scenari di mercato, anche profondamente avversi, che si sono susseguiti. Non solo dal punto di vista della crescita patrimoniale, che come visto le porta a essere uno dei maggiori investitori istituzionali nazionali, ma, è bene ribadirlo, in particolare per il ruolo che da sempre svolgono per i propri assicurati. Mai come in questo momento c’è bisogno di poter contare su realtà consolidate nel tempo e che facciano dell’innovazione e della resilienza la propria missione primaria.

Niccolò De Rossi, Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali

28/9/2020


[1] Le polizze Vita tradizionali (cosiddetta di Classe C) riguardano tutte le tipologie di polizze tra cui le polizze con partecipazione agli utili, polizze di capitalizzazione, polizze di puro rischio legate a rischi connessi con la vita dell’assicurato; le polizze di ramo I sono assicurazioni sulla durata della vita umana e comprendono la copertura per premorienza e/o per la sopravvivenza a una certa data; le polizze di ramo IV sono relative alle assicurazioni malattia e alle assicurazioni contro il rischio di non autosufficienza che siano garantite mediante contratti di lunga durata, non rescindibili, per il rischio di invalidità grave dovuta a malattia o a infortunio o a longevità; le polizze di ramo V sono relative alle operazioni di capitalizzazione (assicurazioni finanziarie non dipendenti dalla vita umana, che prevedono il pagamento di un capitale alla scadenza del contratto).

 
 

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