Patrimoni solidi ma meno Italia: i fondi preesistenti superano COVID-19

Nonostante le difficoltà causate dalla pandemia, nel 2020 si consolidano per i fondi pensione preesistenti alcuni trend già evidenti negli anni passati: rendimenti di tutto rispetto, investimenti ben diversificati e riduzione della loro numerosità. Diminuisce però il peso dell’Italia nel patrimonio affidato in gestione

Niccolò De Rossi

Come avrebbe reagito il comparto della previdenza complementare alle difficoltà del 2020, soprattutto per via dei drammatici effetti che la pandemia ha avuto anche sulle gestioni finanziarie dei fondi pensione? È la domanda che forse più di altre si sono posti molti operatori del settore. È possibile tentare di dare una risposta approfondendo quanto emerge dalle analisi contenute nel Report Investitori istituzionali italiani: iscritti, risorse e gestori per l'anno 2020 redatto dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali. Giunto alla sua ottava edizione, il Report offre una panoramica approfondita sull’ampio universo degli investitori istituzionali italiani, tra i quali anche i fondi pensione preesistenti. Le analisi, condotte sui dati di bilancio al 31.12.2020, possono restituire una fotografia e qualche linea di indirizzo per valutare se e come le decisioni di investimento degli investitori istituzionali siano stati influenzati da COVID-19. 

Sfruttando proprio di dati contenuti nella pubblicazione e focalizzando l’attenzione sui fondi preesistenti, il primo dato che vale la pena evidenziare e che conferma la sua dinamica anche per l’anno in esame, è la riduzione della loro numerosità: nonostante infatti le difficoltà operative legate alla pandemia, anche nel 2020 è proseguita l’attività di accorpamento dei fondi preesistenti con una riduzione di 9 unità, portandosi così a 226 (nel 2015 erano ben 304). Anche se il processo di razionalizzazione di questa tipologia di fondi è in corso da diverso tempo, il loro numero resta ancora elevato. Basti pensare infatti che, da soli, i primi 20 fondi pensione preesistenti raccolgono oltre l’80% degli iscritti e circa l’80% dell’Attivo Netto Destinato alle Prestazioni complessivo.

Figura 1 - I primi 20 fondi preesistenti per numero di iscritti 


Fonte: Ottavo Report Itinerari Previdenziali "Investitori istituzionali italiani: iscritti, risorse e gestori per l’anno 2020"

Se il trend di riduzione della loro numerosità è certamente positivo, le buone notizie non finisco qui. I fondi preesistenti, analogamente agli altri investitori istituzionali, hanno ottenuto nel 2020 performance di tutto rispetto, segnando un rendimento del 2,6%. Accanto a questo ottimo risultato, ancor più apprezzabile visto i forti ribassi che hanno interessato in particolar modo il primo semestre del 2020, c’è anche quello legato alla crescita del patrimonio. Nel 2020 infatti l’ANDP dei fondi preesistenti è cresciuto di oltre il 4% sull’anno precedente superando quota 66 miliardi di euro. Fatte queste considerazioni preliminari è però utile approfondire come sono stati investiti i patrimoni dei diversi fondi osservandone le modalità di gestione e i relativi strumenti utilizzati. 

La gestione dei 43 maggiori fondi preesistenti che il Report analizza (rappresentano oltre l’86% del patrimonio totale) nel 2020 è stata effettuata maggiormente in via diretta; va però precisato che nel riclassificare gli attivi patrimoniali, le riserve matematiche presso le Compagnie di Assicurazione vengono considerate appunto investimento diretto e pesano per oltre il 70% dell’investimento diretto complessivo (circa 36 miliardi). Per quanto riguarda la tipologia di strumenti di investimento utilizzati, riferendosi in particolar modo ai Fondi Alternativi, si rileva un deflusso di risorse investite in fondi immobiliari a favore in particolare di fondi di Private Debt (+10% sul 2019) e di quelli infrastrutturali (+7,2%). 

Ci eravamo chiesti in apertura se e come sarebbero variate le scelte di investimento a seguito della pandemia. Per i fondi preesistenti il maggior cambiamento rispetto al 2019 si sostanzia nella riduzione dell’investimento domestico soprattutto per la parte di patrimonio affidata in gestione (24 miliardi circa). Osservando infatti il seguente grafico, che raffronta la composizione del patrimonio affidato in gestione nel 2020 con l’anno precedente, si nota come sia notevolmente diminuito l’investimento in titoli di Stato italiani (-2,5%), in corporate italia (-2,3%) e in azioni italiane (-2,9%).

Figura 2 - Gli investimenti in gestione dei fondi pensione preesistenti (anni 2019 e 2020)


Fonte: Ottavo Report Itinerari Previdenziali "Investitori istituzionali italiani: iscritti, risorse e gestori per l’anno 2020"

Diminuzione dunque del peso dell’Italia nelle scelte di investimento dei gestori che probabilmente ha scontato un po' di scetticismo rispetto alla risposta che avrebbe dato il Paese alla pandemia, e che ha al contempo preferito aumentare l’investimento in corporate estero (+2,5%) e azionario estero (+3,1%).

In generale, da quanto osservato, nonostante l’anno particolarmente complicato, i fondi pensione preesistenti hanno superato con brillantezza COVID-19, confermando di avere un patrimonio ben diversificato e costruito in ottica di lungo periodo. L’augurio che ci si può fare è che anche grazie al grande programma di investimenti che verrà avviato con il PNRR anche investitori istituzionali come i fondi preesistenti potranno fornire una spinta ulteriore all’economia nazionale.

Niccolò De Rossi, Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali

29/9/2021

 
 
 

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