La popolazione italiana è in viaggio d(')istruzione

Solo il 19,6% della popolazione italiana ha un titolo di studio terziario, mentre a livello regionale il Sud continua a essere distante dal Nord sia a livello di istruzione (54% di diplomati contro 65,7%) sia di occupazione (71,2% di laureati occupati contro 86,4%). Migliora l'occupazione di diplomati e laureati, anche se rimane ampio il divario dall'UE

Giovanni Gazzoli

Lo scorso 22 luglio, l’Istat ha pubblicato il Report sui livelli d’istruzione e i ritorni occupazionali in riferimento all’anno 2019. Non sorprende registrare, per l’ennesima volta, numeri negativi, sia in termini assoluti sia in termini relativi agli altri Paesi europei. La speranza è che questi dati, uniti al dibattito sulla gestione dell’educazione rispetto all’emergenza COVID-19, aiutino a restituire alla formazione la centralità che merita.

Veniamo quindi al report. Se il numero dei soggetti nella fascia tra i 25 e i 64 anni in possesso di almeno un titolo di studio secondario superiore è il principale indicatore del livello di istruzione di un Paese, tocca purtroppo registrare che in Italia, nel 2019, esso si ferma al 62,2%: una crescita di mezzo punto percentuale rispetto all’anno prima, ma molto basso rispetto all’86,6% della Germania, all’80,4% della Francia e all’81,1% del Regno Unito. La situazione non migliora prendendo a riferimento il titolo di studio terziario: in Italia, si tratta del 19,6%, contro il 33,2% della media medio europea.

 

Oltre al danno, la beffa

Purtroppo, anche il raggiungimento del titolo di laurea non è sufficiente a garantire un’occupazione. Infatti, il tasso di occupazione della popolazione laureata è superiore solo a quello greco, essendo di ben 5 punti più basso di quello europeo: 81,4% verso 86,3%. 

Una magra consolazione è che l’occupabilità dei laureati è di 28,6 punti percentuali più elevata di chi ha conseguito al massimo un titolo secondario inferiore, dato in linea con il resto dell’Unione. A proposito, se per i laureati il tasso di occupazione nel 2018 aveva superato quello del 2008, per i diplomati quello del 2019 è ancora inferiore di circa 3 punti percentuali.

Figura 1 – Livelli di istruzione e ritorni occupazionali: i numeri chiave (valori percentuali) 

Figura 1 – Livelli di istruzione e ritorni occupazionali: i numeri chiave (Valori percentuali)

Fonte: Istat

 

Il divario di genere

Altro leit motiv tristemente ricorrente è quello legato al divario di genere, che persiste: infatti, nel 2019 le donne con almeno il diploma sono il 64,5%, mentre gli uomini si fermano al 59,8%; si noti che la differenza dalla media dell'Unione europea è di appena un punto percentuale. Anche le donne laureate sono di più, 22,4% contro il 16,8% degli uomini. Eppure, paradossalmente, il tasso di occupazione femminile è molto più basso di quello maschile (56,1% contro 76,8%), differenza che si attenua all’aumentare del livello di istruzione.

 

L’educazione mancata degli stranieri

Guardando al dato degli stranieri, emerge la loro scarsa integrazione nel sistema educativo italiano: nel 2019, solo il 47,3% degli stranieri ha conseguito almeno il diploma di scuola secondaria superiore e appena il 12,0% un titolo terziario. 

Inoltre, negli ultimi anni la situazione è addirittura peggiorata: gli stranieri con un titolo secondario superiore sono ridotti dal 2008 di 6,3 punti percentuali, mentre nel resto d’Europa sono aumentati di 4,3. Certamente l’aumento di queste percentuali sarà direttamene proporzionale a una migliore integrazione tout court della popolazione straniera in Italia.

 

Lo storico gap Nord-Sud

Non migliora nemmeno la situazione interna, caratterizzata da un grande gap tra Settentrione e Meridione. La popolazione residente nel Mezzogiorno è meno istruita rispetto a quella nel Centro-Nord, poiché poco più della metà ha un diploma e meno di uno su sei ha un titolo terziario. Questo nonostante l’ottenimento di un titolo d’istruzione al Sudabbia un vantaggio occupazionale più incidente rispetto al Centro-Nord, specialmente nella popolazione femminile. 

 

La situazione dei giovani

Infine, è obbligata un’occhiata alla situazione dei giovani, il futuro del Paese. Un parziale ottimismo è dato dal fatto che proprio loro sono i più istruiti di tutta la popolazione, tanto che il 76,2% dei 24-34enni ha almeno il diploma, contro il 50,3% dei 55-64enni, del 57,7% dei 45-54enni e del 68,3% dei 35-44enni; parziale perché, ovviamente, il divario con il resto d’Europa è comunque marcato. Inoltre, la percentuale di laureati tra i giovani è calata dello 0,2, quando invece in Francia, Spagna e Regno Unito è aumentata. Una causa, rileva Istat, è anche la limitata disponibilità di corsi terziari di ciclo breve professionalizzanti che, in altri Paesi, sono fonte di un terzo dei titoli terziari. Infine, pur essendo relativamente pochi, i giovani laureati faticano a trovare lavoro: tra i 30-34enni solo il 78,9% è occupato, contro l’87,7% della media europea. 

Giovanni Gazzoli, Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali

31/7/2020

 
 
 

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